Il compostaggio in aria è la versione più facile in assoluto di questa lavorazione, ma non si può fare nella maggior parte dei casi in città, perché produce una certa quantità di odore ed è molto vicino alla decomposizione all’aperto.
La differenza principale risiede nel fatto che il rifiuto organico deve essere coperto con del terriccio passivante. Va bene della sabbia oppure della cenere di caminetto così tutti i processi avvengono al di sotto di uno strato protettivo.
Purtroppo in questa maniera c’è sempre il rischio concreto che qualche roditore o qualche altro animale faccia visita era. È un buon compromesso per chi ha grandi terreni in campagna e produce grandi quantità di rifiuto.

Ogni tanto si vedono le balle di fieno abbandonate a marcire da qualche parte e quello sostanzialmente è compostaggio. Se si sceglie questa tecnica bisogna essere pronti a rimescolare più volte la zona che funge da compostiera con una vanga, aggiungendo terra di passivazione.
Questo procedimento è importante, perché con la mescola si riduce il tempo di decomposizione e si incrementa la superficie esposta ai batteri. Possono correre però diverse settimane per convertire determinate tipologie di rifiuto in compost utile.
La regola base vuole che si impieghino sfalci e fibre vegetali mentre cose come le ossa sono, da evitare se c’è da lavorare con spargi letame abbiano tempi estremamente lunghi. Questo, soprattutto se non vengono sminuzzati, mentre il cibo cotto di origine vegetale ad esempio la pasta o altri scarti come fonti di caffè hanno tempi molto più brevi.
Per fare un buon compostaggio occorre inoltre che il clima sia favorevole, perché troppa umidità può significare formazione di muffe. Per questo è sempre molto importante fare questo tipo di operazione lontani da persone sensibili, bambini e animali. Infatti il rischio di infezione è non trascurabile. Però in un campo, se preso con le giuste proporzioni è perfetto.